SCIOPERI DEI CONTROLLORI DI VOLO
Sono trascorsi circa due anni dall'entrata in vigore della legge 83/2000
sulla regolamentazione dello sciopero.
In condizioni di normale conflittualità sindacale, se così si può dire,
possiamo affermare, quali utenti, di godere, anche rispetto al contesto
internazionale, di ragionevoli garanzie (preavvisi certi, franchigie in
occasioni di festività tradizionali ed esodi estivi, fasce comunque protette
durante gli scioperi - 7/10 – 18/21 -).
Ma il contesto nazionale, così come per altre innumerevoli tematiche,
non può definirsi normale rispetto al resto del mondo soprattutto in
relazione alle performances conflittuali della categoria dei controllori di
volo che, in un settore integrato quale quello del trasporto aereo, si
dilettano a paralizzare incessantemente i cieli nazionali ed internazionali.
Tale pratica sortisce effetti travolgenti seppure esercitata da pochi
addetti in considerazione della caratteristica di monopolio naturale
dell'ENAC.
Il 70% delle proclamazioni di sciopero, che ogni anno allietano il
trasporto aereo nazionale, sono effettuate dalle 12 sigle sindacali dei
controllori di volo che poi in realtà si limitano ad effettuare solo il 20% di
tali azioni, sfruttando in maniera determinata l'effetto annuncio.
Inoltre il costo individuale del conflitto è minimo dovendo l'Ente garantire
comunque, attraverso comandate obbligatorie, le prestazioni
indispensabili di legge (fasce 7/10 – 18/21) i sorvoli, i voli di stato, di
emergenza, di soccorso ed umanitari.
La recente legge 83/2000 ha in qualche modo contenuto la possibilità di
scioperi ravvicinati tant'è che tra un azione e l'altra debbono intercorrere
almeno 20 giorni, intervallo che viene generalmente rispettato con il
risultato che si registra uno sciopero dei controllori di volo puntualmente
ogni 3 settimane, se qualche altra categoria non li precede.
Purtroppo l'effetto annuncio e la necessità da parte delle aziende di non
determinare ulteriori disagi per l'utenza scommettendo sulla percentuale
di adesione allo sciopero, e quindi sul volume di servizio da garantire,
costringe gli operatori alla preventiva cancellazione dei voli interessati
dalla astensione con le conseguenze note.
La irriducibilità di tale situazione, la strategicità della funzione dei
controllori di volo nel processo di produzione del servizio unitamente alla
mancata apposizione, a suo tempo, di precisi limiti all'uso di diritto di
sciopero, come sarebbe postulato dal carattere di monopolio naturale di
servizio prestato, dovrebbero far seriamente valutare per tale categoria
l'obbligo della modalità dello sciopero virtuale.
Ogni altra soluzione si è rilevata inefficace ed i danni determinati da tale
anomalia al sistema del trasporto aereo, già provato da ben altre
criticità, hanno raggiunto livelli insostenibili per la comunità nazionale.
ASSAEREO